La seconda volta di Evasio Muraro al Mercato Fuoriluogo di Lodi Solidale, nella bellissima cornice dell'ex chiesa di san Cristoforo annuncia quella che potrebbe diventare una concreta tradizione annuale e natalizia. Nell'ultimo concerto del 2012 Evasio Muraro ha convogliato tutti i musicisti che l'hanno seguito (i Gobar e i FaNs) nel recepire le tante e diverse esperienze che l'hanno portato prima a confrontarsi con il tour delle presentazioni di L'utopia possibile, il libro di Peppino Castelvecchio che anticipava e presentava il progetto della social housing della comunità Il Pellicano di Monte Oliveto (Lo), una realtà da sempre impegnata nel campo dell'emarginazione e poi a condividere l'esperienza, atroce e aberrante, degli "esodati", protagonisti nel 2012 di una delle più brutte e dolorse pagine della vita in quel paese che si chiama Italia. In effetti è proprio sull'invito del comitato "esodati" Lodi con cui Evasio Muraro collabora fin dalle prime battute che è tornato al Mercato Fuoriluogo presentato proprio da Peppino Castelvecchio che, in apertura del concerto, ha presentato la ristampa (oltre duemila copie) di L'utopia possibile e lo stato dell'avanzamento dei lavori della social housing di Monte Oliveto, inaugurata per una buona metà all'inizio dello scorso autunno. Evasio Muraro l'ha salutato, in compagnia dei Gobar, con una versione quasi gospel di Vivo, poi sul tappeto rosso sono saliti anche i FaNs per un concerto particolare: tutte le canzoni del prossimo disco in formazione completa. Sono sfilate così Puzzo di fame, con un'intro particolarmente free del sassofono di Lorenzo Rota, Scontro tempo, Giorni, Infinito viaggio (dedicata al lavoro di Peppino Castelvecchio), Il mondo dimentica e Contiene il cielo, per concludere con una nuova versione, molto pop, di Lettera da spedire prima o poi e infine Venti volte. Il breve bis ha visto Lello, con Evasio Muraro in perfetta solitudine, e poi una nuova versione di Se, cominciata con chitarra e voce e a cui poi si sono aggiunti i FaNs per un fragoroso finale. Le fotografie sono di Stefano Hourria e Giuseppe Verrini, che ringraziamo per la disponibilità.



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